Lampadine, mamme e design scaccia-crisi. A Londra, where else?

19 gennaio 2014

A questo punto dovrebbe essere chiaro che sono una blogger discontinua, o almeno, lo sono nella scrittura. Al contrario, la mia passione per la casa è quotidiana, così come la ricerca, la curiosità e l’ammirazione per chi investe tempo, soldi e competenze, per dare vita alle propria collezione di accessori per la casa. Mi riferisco ai designer indipendenti, e ne ho trovati tanti, tantissimi, alla fiera londinese Home, che in Italia è poco recensita, forse perché si accavalla con il Macef che ha cambiato il suo nome in Homi (che fantasia?). Nelle prossime settimane, se la costanza mi assiste, pubblicherò un po’ di interviste, foto e profili di nomi interessanti, nel frattempo, ecco la mia top five della fiera e qualche dato su cui riflettere.

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5. Layout e organizzazione: gli spazi di Earls Court – sede di Home – sono ampi, eppure, andando in giro tra gli stand, non mi sono mai sentita disorientata. In apertura della fiera era tutto pronto e la press room ricca di materiale utile, perché anche i nuovi talenti hanno saputo crearsi kit accattivanti ed esaustivi. Ciascuno di loro ha studiato a lungo come allestire il suo stand e si percepiva: con un colpo d’occhio riuscivo a farmi un’idea dello stile, dei materiali e del posizionamento dei prodotti (ed era sempre amore a prima vista!).

4. Atmosfera: a Londra non si parla più della crisi, soprattutto nel design, che secondo dati del governo ha visto nel 2012 un aumento del 16% dell’occupazione, con un incremento del valore di settore del 10% per un totale di 71 miliardi (Ma in Italia ne fanno di ricerche così?). L’atmosfera che si respira è operosa, di prudente ma lucido ottimismo, che si traduce in un ritrovato e gioioso uso dei colori, sempre – e dico sempre – condito con ironia.

Tea Towel by Zoe Attwell

Tea Towel di Zoe Attwell

3. Le mamme: a quanto pare disegnare e realizzare accessori per la casa è roba da mamme. Che così lavorano ma gestiscono il proprio tempo, ce n’erano tante a Home. La mia preferita è Zoe Attwell, al suo debutto con la sua prima collezione e una graziosissima gravidanza in atto. I suoi patterns di ispirazione un po’ retrò e un po’ scandinava sono particolarmente femminili e mi fanno sentire a casa e mi fanno sentire bambina. Un’altra mamma originale è l’islandese Signy, mamma di due, che per i suoi bambini ha creato il mondo di Tulipop, messo sul mercato dalla sua amica Helga in forma di accessori per la tavola.

Notebook by Zoe Attwell

Notebook di Zoe Attwell

Accessori per la tavola by Tulipop

Accessori per la tavola di Tulipop

 2. Il design lillipuziano: il periodo biografico mi trova particolarmente sensibile al tema baby design e la fiera non mi ha deluso da questo punto di vista. Oltre a Tulipop (vedi punto 3) mi ha conquistato il danese Rice – ma cosa avranno questi scandinavi per non sbagliarne una? E sono pazza delle sue ceste di raffia a forma di casetta, treno, roulotte e dei suoi giochi in tessuto.

Giocattoli tessili by Rice

Giocattoli tessili di Rice

Cesti in raffia by Rice

Cesti in raffia di Rice

1. Lampadine: o meglio Plumen, lampadine a basso consumo ma – finalmente – ad alta creatività. Perché siamo amici dell’ambiente e lo siamo ancora di più se l’estetica è salva, perché un bulbo sbagliato può rovinare il più bello dei lumi. Soprattutto se ha quell’aspetto cupo e rigido da Germania dell’est. Oserei dire che Plumen ha reso un servizio alla collettività, non ha caso, già nel 2011, ha vinto il premio di Design of the year.

Lampadine a basso consumo by Plumen

Lampadine a basso consumo di Plumen

Roberta del Vaglio

robertadelvaglio@dailyapple.it