Sedersi su una scatola di pastelli? E’ l’idea di Zatoo…

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Martina Zappettini e Valerio Tunesi

26 aprile 2013

Nel gioco della creatività spesso si attinge all’infanzia. Succede così che una scatola di pastelli diventi una sedia: è il caso della Colour Box del duo Zappettini & Tunesi, in arte Zatoo!

Da chi è formato Zatoo?

ZATOO DESIGNSTUDIO è un progetto di design nato nel 2012 e venuto alla luce al termine di un sistema di esperienze culturali, professionali e creative intercorse tra Martina Zappettini e Valerio Tunesi, architetti di Genova con formazione professionale radicata, da oltre vent’anni, nel mondo della progettazione architettonica e del design.

Il sodalizio, nato negli anni novanta, ha visto portare alla luce numerosi progetti di architettura a scala urbana e territoriale per ricerca e per concorsi di livello nazionale e internazionale. Tutti questi progetti hanno come finalità la ricerca, la completezza, la chiarezza sino al dettaglio, sino al design.

Da cosa deriva il nome Zatoo e qual è la filosofia del progetto?

ZATOO è lacronimo delle iniziali pronunciate dei due architetti ideatori del progetto DESIGNSTUDIO, Martina Zappettini e Valerio Tunesi.

Al tempo stesso, però, la parola TOO suggerisce anche l’idea di elasticità variabile aggregativa, quale componente intrinseca determinante della qualità di ogni progetto: l’imprevedibilità e la versatilità rappresentano i caratteri aggiunti da ZATOO DESIGNSTUDIO che esprime la sintesi attuale del percorso affrontato sino ad oggi. 

Il disegno e la produzione di elementi e componenti di arredo rispecchia il punto di contatto tra l’essere architetti e il momento percettivo-creativo informale, tra disciplina e gioco.

All’origine delle scelte espresse da ZATOO DESIGNSTUDIO è la ricerca dell’essenza formale ottenuta da un preciso, complesso e naturale progetto strutturato che, lontano dal prodotto di un gesto formale, si pone come obbiettivi la chiarezza e la semplicità, in ultima analisi la bellezza che ne deriva.

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Cos’è e come è nata la Colourbox?

Colourbox nasce dalla semplice successione cromatica dei pastelli a cera, o gessetti colorati, incorniciati da una scatola. L’obbiettivo va però oltre il gesto formale scaturito da una suggestione: Attraverso un progetto strutturato, l’oggetto stesso si ingrandisce fuoriscala per tradursi, materialmente, in altro oggetto, altrettanto semplice nel suo essere, mantenendone le caratteristiche di gioco e semplicità: la seduta.

La scatola in sé rappresenta una scoperta cromatica: il telaio strutturale è anche cornice di cuscini cilindrici, manualmente amovibili, sfoderabili e intercambiabili, a soddisfare le esigenze funzionali / estetiche o solo per gioco, proprio come in presenza di una scatola di colori.

 I cilindri sono di poliestere (anche riciclato, tipo ‘thermore’) rivestiti da tessuto sfoderabile, derivato dallo stesso materiale (tipo ‘newlife’).

Il carattere è essenzialmente ludico e senza tempo: il colore è elemento chiave, sia declinato nel MONOCHROME, sia nel MULTICOLOR. La semplicità dei componenti è il punto di forza della sua versatilità.

La scocca di bordo nel suo spessore contiene tutte le parti componenti: i due scudi a formare seduta/schienale e i cilindri di rivestimento. La seduta è pieghevole, impilabile, assemblabile: il suo “funzionamento” fa parte del gioco, aggiunge interesse e curiosità.

 La scatola singola si ‘piega’ in due e forma una sedia morbida: attorno al cilindro centrale ruota il piano di seduta, stabilizzato a terra mediante un telaio di appoggio, disegnato al suo interno e che si apre solo nel momento funzionale.

Il gioco cromatico è visibile anche sul dorso mediante tagli orizzontali sulla superficie così che, nel suo 3D, riduce al minimo la differenza fronte – retro diventando oggetto da vedere, toccare, appendere.

Un’ala di acciaio, su cui è inciso il nome del prodotto, è utile al funzionamento: insieme le scatole, impilate a tre o quattro una sull’altra, compongono una seduta informale, un colorato piano di appoggio.

Roberta del Vaglio

robertadelvaglio@dailyapple.it